Ieri sera, 2 luglio, si è tenuta a Roma, all’interno della manifestazione Roma si Libra, la presentazione dell’ultima fatica di Danilo Arona. Mai come in questo caso si può, e si deve parlare di fatica, a cominciare dal viaggio che l’autore ha dovuto sopportare per arrivare a Roma. 10 ore di treno causate dall’inevitabile deviazione della linea causa disastro alla stazione di Viareggio – e quella era già prevista – ma anche un altro piccolo deragliamento e un paio di suicidi. Ieri sera, prima della presentazione, eravamo in molti a suggerirgli di scrivere un nuovo libro sulla scorta delle emozioni della giornata…
Disastri ferroviari a parte, e l’inevitabile slittamento in avanti dell’orario della presentazione, alle 22 precise, un Danilo Arona in ottima forma, ironico e beffardo, ha intrattenuto per un’ora coloro che erano venuti a sentirlo raccontando la genesi di “L’estate di Montebuio“, di come, in realtà, quest’ultimo romanzo sia da ritenersi per un buon 70% autobiografico e per il rimanente 30% opera di fantasia.
La macchina da scrivere, protagonista assoluta della copertina del suo ultimo romanzo, in realtà è anche, sotto certi aspetti, la protagonista del romanzo. Una vecchia macchina da scrivere, come quella che un Danilo Arona dodicenne, usava di nascosto mettendo nero su bianco le sue prime pulsioni di un’estate trascorsa a Montemaggio/Montebuio, un piccolo paese che contava e conta tuttora 32 abitanti.
Danilo non ha parlato solo del libro, ma anche delle sue passioni oltre la letteratura. Che sia anche un musicista, probabilmente già molti di voi lo sanno, ma abbiamo scoperto che si diverte anche a fare il Ghostbuster negli innumerevoli castelli, soprattutto nel suo Piemonte, tutti rigorosamente infestati da strane presenze.
Insomma, il tempo è letteralmente volato. Quando Danilo ha dovuto chiudere la presentazione, per problemi di tempo (non suo ma dell’organizzazione. In effetti fa terminare una manifestazione estiva alle 23 forse è un po’ troppo presto!), è rimasta in me, ma forse anche nelle altre persone presenti, il desiderio di continuare a sentire Danilo raccontare.
La trama. Nei primi giorni di gennaio del 2008, dalle acque gelide di un torrente sulla cima del Monte Buio, presso l’Appennino ligure, emerge il cadavere mummificato di una ragazzina scomparsa da diversi decenni seminando sgomento tra i pochi abitanti rimasti a vivere nell’omonimo piccolo borgo, sito ai piedi del monte. Le indagini vengono affidate a un carabiniere e un anatomopatologo che, in breve tempo, collegano la raccapricciante scoperta al suicidio del famoso scrittore horror Morgan Perdinka, avvenuto un mese prima nel suo loft di Milano.
L’inchiesta procede a cerchi concentrici: all’infittirsi di inquietanti coincidenze e macabri delitti, si sovrappongono, sapientemente combinati, percorsi introspettivi affidati a più voci che trovano il proprio culmine in un inquietante evento avvenuto nel lontano 1963. Il Male irrompe tumultuoso da un passato lontano trasbordando tutta la sua antica energia. Assoggettate al suo inesauribile flusso umanità appartenenti a secoli diversi della storia, tutte parimenti irretite in un dramma collettivo che sembra destinato a ripetersi all’infinito.
Ma Morgan Perdinka voleva davvero morire? O il suo gesto è stato semplicemente funzionale alla scoperta di una verità che non poteva trovarsi se non approdando in un mondo altro?
Benvenuti nello spazio quantico dove il tempo non ha più alcuna importanza e il Male è più reale che mai.
Il libro. Una sontuosa e apocalittica rappresentazione del Male – all’insegna di shock visivi e reminiscenze di antichi folclori locali – si fonde a un feroce e autentico anticlericalismo e a una satira “sgarbata” dell’ambiente letterario italiano in una storia carica di suggestioni.
Un intenso horror metafisico, che è anche una riflessione attorno all’ingegno e alla difficoltà dell’artista di separarsi dai propri mondi creativi con il rischio di restarne soggiogati non distinguendo più tra realtà e finzione.
L’autore. Nato ad Alessandria nel 1950, Danilo Arona è laureato in filosofia con indirizzo psicanalitico. Saggista, critico cinematografico e letterario, scrittore, giornalista e chitarrista, dal 1978 a oggi, ha firmato oltre venti titoli tra saggi di cinema, inchieste sul lato oscuro del sociale e romanzi horror. Nella sua produzione più recente spiccano: L’ombra del dio alato, La stazione del dio del suono, Palo Mayombe, Cronache di Bassavilla, Black Magic Woman, Finis Terrae, Melissa Parker e l’incendio perfetto, Santanta, Pazuzu e La croce sulle labbra. Interessato a dimostrare che l’Italia è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta, nella sua narrativa Arona un personale concetto di horror autoctono, legato alle paure del territorio
Il libro verrà presentato nell’ambito della manifestazione “Roma si libra” – La Festa dell’editoria Romana
giovedì 2 luglio 2009
Roma, Piazza del Popolo, ore 20, stand. n. 22
Assieme all’autore, interverranno Gianfranco Franchi e Angelica Tintor
Da L’estate di Montebuio:
Nessuna allucinazione, nessun incubo visualizzato nelle notti più cupe della storia dell’umanità, poteva paragonarsi a quella massa nera che nascondeva il cielo. La sua vista paralizzava le membra. Nessuno accennava a fuggir via. In parte per effetto dell’unica volontà che li animava collettivamente, in parte per la bellezza ipnotica e sublime dell’orrore. In quel modo non si resero conto di essere destinati a essere al contempo cibo e vittime sacrificali.
Dalla prefazione:
Ne L’estate di Montebuio, Arona non si limuta a incasellare la narrazione in un complesso sistema di scatole cinesi, ma mette in forse la struttura stessa della realtà.
Nel suo universo quantico niente è “qui ed ora”. [...]
Hanno detto: Asso del thriller, maestro della suspense, tessitore di trame labirintiche, chitarrista d’eccezione, investigatore dell’occulto, affabulatore senza uguali, profeta del lato oscuro.
Troppa carne al fuoco per Danilo Arona? In realtà troppo poca.
Alan D. Altieri
È difficile non cedere, come fa Danilo Arona, al sortilegio dell’oscurità in cui releghiamo il terrore della morte e della perdita, al richiamo di quella twilight zone che ha ormai preso pieno possesso anche del soggiorno di casa.
Ombretta Romei – PULP
Dietro ai libri di Danilo Arona, c’è ricerca, creatività, innata capacità di suggestionare e sorprendere. Arona appartiene a un filone autoriale e “antagonista” che non è quello per teenager imbottite di MacDonald, suonerie del cellulare e pruderie morbosa.
Alex McNab – Il blog sull’orlo del mondo
Uno scrittore di talento che dalla provincia, da sempre osservatorio privilegiato di realtà oscure, sembra sia riuscito a trovare la porta segreta che comunica con altre dimensioni.
Luigi Milani Memorie a perdere
Racconti di ordinarie allucinazioni Edizioni Akkuaria Collana: Narratori Contemporanei
Pg. 126
Prezzo Euro 12,00 ISBN 9788863280616
Dove intende portarci la prosa incalzante di Luigi Milani che, imponendoci un ruolo da voyeur, ci invita a spiare nelle vite dei suoi personaggi? Che cosa vuole farci scoprire sul conto di un’umanità trafelata e sofferente, che rincorre chissà cosa senza prendere le dovute precauzioni contro l’imprevisto, contro i tranelli che la vita dissemina ogni giorno sul nostro cammino?
Da quando ha gettato il primo vagito, e talvolta senza saperlo, ognuno di noi sta andando a un appuntamento. Nei tredici racconti di Luigi Milani appaiono personaggi, molto numerosi e delineati con tale cura da sembrare esseri viventi e non creature di carta, che si recano a un appuntamento, che incrociano un evento o un proprio simile, dal quale impareranno qualcosa di nuovo su se stessi.
Uno squarcio improvviso nelle abitudini di ogni giorno li getta in una dimensione che dà loro le vertigini, che suona inconsueta, a volte perfino minacciosa. E se è tragicamente estrema la situazione di Iussuf, sventurato iracheno finito nelle grinfie di militari americani che lo sottopongono a feroci torture (il racconto è Abu Ghraib), è invece tragicamente ordinaria la vita delle figure che dominano gli altri racconti. Flavia, eroina di Discrezionalità, ha una carriera di cui può esser soddisfatta e rifulge orgogliosa nell’imprevisto confronto con Renata, l’amica che prometteva di diventar chissà chi e si è invece arenata in uno stanco matrimonio, ma le basta rubare un oggetto in un negozio per ritrovarsi in una situazione da incubo.
Nel tenerissimo Figlia, a Claudia è sufficiente irrompere dentro la casa paterna in una sera piovosa per misurare la propria fragilità, e le sconfitte che le fanno desiderare di tornare bambina, ed è un colpo da maestro la conclusiva immagine del padre che appare, trepidante e protettivo, sotto la pioggia.
Nella definizione di questi lavori è un dettaglio non secondario, parlando di uno scrittore di sesso maschile, la capacità di Luigi Milani di descrivere le donne. I suoi personaggi femminili agiscono come se non fossero concepiti da un uomo e vivono di vita propria perché sagacemente illuminati dall’interno. E la prevalente tragicità del tono d’insieme si stempera all’occorrenza in un’ironia non priva di crudeltà, come nel racconto Rilassati!, in cui sfolgora un altro bel personaggio di donna. È l’inafferrabile Carla, da cui il protagonista si fa menare per il naso (e qualcosa ci dice che il gioco di Carla potrebbe funzionare con ciascuno di noi), mentre cova la speranza di invischiarla in una relazione che forse non ci sarà mai.
Smarrimenti improvvisi, latenti inquietudini, un senso di vulnerabilità di fronte all’ignoto, e un paesaggio che, frastornante o silenzioso, si configura spesso come una scena estranea, sottilmente ostile, su cui gli eroi di Luigi Milani muovono i loro passi: ecco da che cosa nasce il palpito che ti prende a leggere questi tredici (e il numero non è causale) viaggi nell’assurdo, di questi tredici sismografi tesi a registrare sotto i nostri piedi i sommovimenti di cui abbiamo paura e che forse ci faranno inciampare di qui a poco.
Esce in questi giorni “Memorie a perdere – Racconti di ordinarie allucinazioni” di Luigi Milani, una raccolta di racconti che spaziano dalla denuncia politica – è il caso di “Abu Ghraib”, ambientato nella famigerata prigione – al grottesco, come accade in “Real TV”, che mostra i possibili esiti di certa televisione. Ma il volume contiene anche storie di uomini e donne qualunque, alle prese con situazioni che, quasi senza che se rendano conto, sfuggono loro di mano, con esiti imprevedibili – non sempre piacevoli, quasi mai consolatori.
Luigi Milani è nato a Roma, dove vive e lavora. Giornalista freelance e traduttore, scrive di musica e tecnologia da oltre un decennio. Ha pubblicato racconti e poesie per vari editori, oltre a vincere nel 2008 un concorso poetico. Collabora con PeaceReporter, PeaceLink, Osservatorio sui Balcani, Thriller Magazine, Onda Rock, Jazzitalia e la e-zine letteraria Progetto Babele. È tra i fondatori dell’Associazione Culturale XII. Il suo blog è falsepercezioni.wordpress.com
È in uscita in tutte le librerie Nefertiti, il nuovo libro di Jasmina Tesanovic. Si tratta di un romanzo storico “sui generis”, concepito e scritto con approccio e ottica moderni. La vita della protagonista, la regina egiziana Nefertiti, è infatti narrata in chiave femminista – esistenzialista.
Nefertiti, figura storica di grande fascino, è personaggio di cui in realtà si conosce ben poco. Circostanza, questa, che fatalmente ha rafforzato l’alone di mistero che lo circonda, e che ne fatto molto parlare, più però come figura mitica che come personaggio, e soprattutto donna, reale.
Nefertiti è in un certo senso una proto-femminista, poiché incarna il mito della bellezza femminile al potere, un mito che però subisce il destino di invisibilità che la storia ha quasi sempre riservato alle donne, sia famose che anonime: quello che l’autrice, Jasmina Tesanovic, definisce “l’immortale anonimato”. In tal senso, “Noi donne siamo tutte Nefertiti.”
Ma il romanzo è anche una storia d’amore, una riflessione sulla dannazione del potere, sul fascino e l’oscurità dell’antico Egitto. L’autrice ha deciso di dare una voce credibile a questa donna di un’altra epoca, tentando di immaginare la sua vita dal vero, indagando anche nella sfera interiore della protagonista. In ciò consistono la modernità del personaggio di Nefertiti e la novità dell’opera di Jasmina Tesanovic. L’antico Egitto non è poi così remoto.
In questo periodo sono presa da mille cose e ho lasciato andare un po’ alla deriva il mio povero blog. La cosa che mi consola è vedere che comunque non mi abbandonate… e infatti, qualche giorno fa le visite a Dpb hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 30.000. Non male!
Per ringraziare tutti voi e pregarvi di avere ancora un po’ di pazienza, per la mia assenza, vi lascio questo montaggio di foto scattate da me vicino casa. Un angolo di paradiso, anche se si trova nel cuore di Roma, che voglio dividere con tutti voi.
Titolo: Everyman Autore: Philip Roth Traduzione:
Vincenzo Mantovani Casa Editrice: Einaudi Collana:
Super ET
Intorno alla fossa, nel cimitero in rovina, c’erano alcuni dei suoi ex colleghi pubblicitari di New York che ricordavano la sua energia e la sua originalità e che dissero alla figlia, Nancy, che era stato un piacere lavorare con lui.
Il funerale è quello del protagonista, non ha un nome, Everyman, probabilmente perché ognuno di noi può o potrebbe riconoscersi in lui. Il romanzo parte dalla fine della storia, come avviene spesso al cinema: pesnso ad esempio a Viale del tramonto, film magistrale diretto da Billy Wilder con William Holden, Gloria Swanson ed Erich von Stroheim. Ricordate? Il film si apre con il corpo di William Holden che galleggia senza vita dentro una piscina.
In Everyman non c’è la piscina, ma un cimitero malridotto dove si sta celebrando il funerale di un uomo del quale non sapremo mai il nome. Dal fondo della sua bara, Everyman, l’uomo qualunque, si alza e ci accompagna a ritroso nel tempo per farci scoprire com’è stata la sua vita.
Nei suoi primi cinquant’anni Everyman assomiglia molto al William Holden di “Viale del tramonto”. Fisico forte, donnaiolo, incurante del prossimo e di sé stesso. Nulla riesce a scalfire l’uomo forte, invincibile, ma la vita – prima o poi – ci presenta sempre il conto.
La malattia, il deperimento fisico, la morte: questi i punti di svolta del romanzo. Roth, con gli occhi di Everyman, ci mostra quali possono essere le conseguenze della sofferenza fisica, anche in un uomo che ha sempre vissuto la vita con disprezzo. L’uomo qualunque di Roth è costretto a guardarsi dentro. Mentre il suo fisico deperisce sempre più e la sofferenza aumenta, il protagonista non può fare altro che attendere la fine, la morte. Nella sua attesa, tra un’operazione e l’altra, il protagonista si rende conto che ha sempre vissuto pensando di essere invincibile, come se il dolore, la malattia, la morte non esistessero.
Roth in realtà evidenzia un comportamento – più o meno sfrontato – che tutti noi teniamo. Quando si è giovani, si è convinti di essere immortali; beviamo la vita con avidità, a grandi sorsi, nella speranza di arrivare il più in fretta possibile alla meta. Ma qual è? Impossibile conoscerla in anticipo. Nessuno di noi sa quale sia, ma il vigore della gioventù ci sorregge, ci spinge sempre più avanti e nulla ci può fermare.
Ciò che acuisce il dolore e forse anche un po’ il rimorso per la vita passata, è il rimanere solo del protagonista. Aspettare la morte nella solitudine, forse è un’immagine un po’ troppo pessimistica offertaci da Roth, ma può accadere. Penso alle tante persone anziane, che rimangono sole pur avendo figli e nipoti che, se solo volessero, potrebbero riempire quel vuoto, evitando così che il proprio caro diventi un Everyman.
a TORINO – Circolo dei Lettori
Palazzo Graneri della Roccia
via Bogino, 9
Giovedì 30 aprile 2009 ore 18,30
Sarà presente l’autrice Jasmina Tesanovic (scrittrice, giornalista, traduttrice, autrice teatrale e regista, membro dell’associazione femminista Donne in Nero e attivista politica)
Relatrice: Vesna Scepanovic (giornalista, interprete e traduttrice, attrice)
Processo agli Scorpioni, di Jasmina Tesanovic
(Stampa Alternativa 2009)
Il libro non è un resoconto giudiziario, ma la cronaca appassionata del processo agli Skorpion, gruppo paramilitare che si è macchiato di crimini di guerra nel conflitto balcanico. A questa formazione viene contestato un eccidio, avvenuto nel luglio 1995 in una delle zone che avrebbe dovuto essere protetta dalle Nazioni Unite, messa invece a ferro e fuoco dalle milizie serbo-bosniache. Le udienze, le deposizioni, le reazioni dei familiari delle vittime, i commenti di corridoio sono raccolti con scrupolo dallʼautrice, che presenta un ritratto feroce e umano di un mondo diviso da contese etniche, ma soprattutto dall’insensata brutalità della guerra.
L’autrice
Jasmina Tesanovic è scrittrice, giornalista, traduttrice, autrice teatrale e regista, fa parte dell’associazione femminista Donne in Nero ed è un attivista digitale: su Internet, infatti, è stato inizialmente pubblicato il suo celebre Diary of a Political Idiot, scritto durante il conflitto del 1999 nei Balcani e i bombardamenti su Belgrado. Il testo, tradotto e pubblicato in tutto il mondo, ha fatto di Jasmina Tesanovic una delle blogger più apprezzate a livello internazionale.
Jasmina Tesanovic
Processo agli Scorpioni
Balcani e crimini di guerra: paramilitari alla sbarra per il massacro di Srebrenica
Stampa Alternativa
Collana: Eretica
Prezzo: Euro 10,00
pp. 128
ISBN: 978-88-6222-063-7
Nella notte profonda
proprio mentre tutti dormono
un rumore sinistro mi sveglia.
Nella notte profonda,
un tintinnio,
sembra quasi
rumore di bicchieri che vibrano.
Nella notte profonda
quel tintinnio
è qualcosa di grave.
Nella notte profonda
stesa sul mio letto
sembra che qualcuno
si stia divertendo a scuoterlo.
Nella notte profonda
il latrato di un cane,
di tanti cani,
si alza incessante.
Nella notte profonda,
alle 3.32
la terra trema,
in modo violento,
devastante.
Nella notte profonda
io ancora non lo so,
quanto sono fortunata.
Posso continuare a dormire
nel mio letto.
Nella notte profonda
gente meno fortunata
non molto lontana da me
viene svegliata,
scossa,
scaraventata per strada,
senza nulla addosso,
senza più una casa
dove fare ritorno.
Nella notte profonda
altra gente,
ancor meno fortunata,
non saprà mai
perché non si è più svegliata
la mattina del 6 aprile 2009.
Dopo quella notte profonda,
per molti segue
il giorno più triste,
il giorno più straziante.
Il giorno dopo.
Dopo quella notte profonda,
molta gente
sarà ricordata
come
Vittima del terremoto.
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