Il 19 marzo c’è stato un compleanno molto importante: Philip Roth ha compiuto settantacinque anni. Per festeggiare lo scrittore, la Columbia University ha organizzato per venerdì una giornata di celebrazioni. “La Repubblica” di mercoledì 9 aprile ha pubblicato una interessante intervista a Nathan Englander e a Jonathan Lethem, che aveva come argomento il lavoro di Philip Roth.
Sull’importanza che riveste Roth per la letteratura americana Lethem ha detto:
“A me appare come l’ultimo esempio di energia iconoclasta. [...] Attraverso i suo libri ha rifiutato di andare via dal centro della cultura, generando un caos meravigliosamente distruttivo”.
Il romanzo più significativo?
Englander: “Amo molto Goodbye Columbus, ma non posso non citare Pastorale Americana e Ghost Writer, che considero una mia guida personale alla scrittura”.
Lethem: “Anche io adoro Ghost Writer. È un libro che riesce ad essere servaggio e pieno di grazia”.
Parlando di Roth non potevano tralasciare un personaggio importantissimo, anzi, il suo protagonista per antonomasia, il suo alterego. Nathan Zuckerman è interamente Roth?
Englander: “Per alcuni aspetti lo è totalmente, per altri no. [...] La verità è che ci troviamo di fronte ad uno scrittore puro, che ama la creazione di fantasia”.
Lethem: “Zuckerman è un personaggio che cambia da un libro ad un altro”.
Io sono completamente d’accordo con quello che dicono Englander e Lethem. Una confessione: “Lo scrittore fantasma” non è solo il libro che mi ha fatto scoprire Roth, ma è anche quello che mi ha indotto a scrivere. Almeno a provarci…



























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