29 Aprile 2008...11:02 pm

Lo scrittore alla ricerca del lettore perfetto.

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Questo è il titolo di un interessante articolo apparso su “La Repubblica” di qualche giorno a firma dello scrittore turco Orhan Pamuk. Potremmo definire l’articolo una specie di riflessione nel tentativo di rispondere a una domanda, che molti nel corso degli anni gli hanno rivolto.

Per chi scrivi?
A metà degli anni Settanta, quando decisi per la prima volta di diventare un romanziere, questa domanda rispecchiava il grossolano concetto, largamente diffuso, che l’arte e la letteratura fossero dei lussi che un Paese povero non occidentale, che si sforzava di entrare nell’era moderna, difficilmente poteva permettersi. [...] Negli anni successivi, quelli che mi facevano la fatidica domanda erano più interessati ad appurare a quale settore della società speravo di rivolgermi, quali persone secondo me avrebbero letto e ammirato le mie opere.

Pamuk ricorda che la stessa domanda gliela poneva anche la madre, ma secondo lui aveva una sfumatura diversa:
Negli anni Settanta, quando mia madre mi chiedeva per chi scrivevo, il tono preoccupato e addolorato della sua voce mi diceva che in realtà mi stava chiedendo: «Come pensi di riuscire a mantenerti?»

Ma spostiamoci ai giorni nostri e sentiamo cosa dice ancora Pamuk:
Il pubblico mondiale degli scrittori di questa generazione è molto più vasto del pubblico che i loro libri raggiungono nei rispettivi paesi d’origine.
Se generalizziamo la domanda – “Per chi scrivono gli scrittori?” – potremmo dire che scrivono per il loro lettore ideale, per le persone amate, per se stessi o per nessuno. Questa è la verità, ma non tutta la verità. Perché gli scrittori odierni scrivono anche per coloro che li leggono. [...] Tutti gli scrittori hanno un profondo desiderio di essere autentici, ed è per questo che adoro ancora – perfino dopo tutti questi anni – quando mi chiedono per chi scrivo.

Ma allora secondo Pamuk esiste esiste un lettore ideale?
Non esiste un lettore ideale libero da proibizioni sociali e miti nazionali, proprio come non esiste un romanziere ideale. Ma è il lettore ideale – che sia nazionale o internazionale – quello per il quale tutti i rimanzieri scrivono, prima creadolo con l’immaginazione e poi scirvendo libri con in mente lui.


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