
Genocidio
una parola terribile
una violenza inaudita.
Si era macchiato di crimini indicibili.
I suoi erano stati fermati.
Lui
era riuscito a fuggire.
Nessuno riusciva a trovarlo,
ma molti sostenevano:
«non vogliono trovarlo.»
Poi
qualcosa è cambiato,
il paese è cambiato,
il governo è cambiato.
Doveva essere fatta giustizia.
Ma lui dov’era?
Non era scappato.
Era lì,
in mezzo a loro,
viveva tra loro.
Era nascosto,
ma solo da una barba bianca,
trincerato dietro un’identità finta,
un lavoro…
No,
questo non era finto.
Medico!
Una presa in giro?
Purtroppo no.
La realtà.
Ora è in carcere.
Dovrà subire un processo,
perché un’intera nazione
da troppi anni lo aspetta.
Ma soprattutto perché
i parenti delle vittime
pretendono giustizia.


























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3 Commenti
23 Luglio 2008 alle 6:37 pm
Complimenti per la poesia! Versi molto esplicativi
su di una bestia umana che finalmente è stata catturata. Sono commossa dai versi che hai saputo comporre in così breve tempo. Un saluto,
Annamaria.
23 Luglio 2008 alle 8:12 pm
Grazie Annamaria. Ci sono avvenimenti, situazioni, che mi colpiscono e mi chiedono di scrivere qualcosa. È un qualcosa che urla dall’interno e deve essere scritta, non importa la forma che scelgo, l’importante è scrivere.
Non so se si possa considerare una bella poesia, ma mi è venuta di getto, senza doverci pensare molto.
8 Agosto 2008 alle 1:37 pm
la parola genocidio è “nuovissima”.
è una parola – sì – del novecento.
e.