Intervista a Laura Costantini e Loredana Falcone

1 Luglio 2008 at 10:23 am | In Interviste, Scrittrici | 4 Comments
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L’intervista di questa settimana vede come protagoniste Laura Costantini e Loredana Falcone, curatrici del seguitissimo blog Laura&Lory. Una coppia di scrittrici, una sorta di “Fruttero e Lucentini” al femminile.

Ciao Laura, ciao Lory, grazie di avere accettato il mio invito. È una bella sfida per me intervistare un duo. Iniziamo comunque con la domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”; a quando risalgono le vostre prime battute nel mondo letterario?

Distingueremmo tra le prime battute nella scrittura, che risalgono al lontanissimo 1978, a quelle nel mondo letterario, che sono parecchio più recenti. Il nostro primo romanzo, New York 1920 – il primo attentato a Wall Street, è stato pubblicato dalla Maprosti&Lisanti a settembre del 2006 e, nonostante la casa editrice sia piccola e senza altra distribuzione che la vendita online, il libro ha riscosso pareri lusinghieri e buone vendite. E’ stato anche recensito dal Corriere della Sera a settembre del 2007, a firma Severino Colombo. Se poi ci chiedi cosa è successo dal 1978 al 2006, possiamo rispondere che, oltre a scrivere ed elaborare idee, siamo cresciute. Lory ha avuto due figli. Laura ha seguito la carriera giornalistica.

Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Voi quale metodo usate?

Il nostro metodo è il lunedì. Cascasse il mondo, noi il lunedì ci si vede e si scrive. Da sempre. Poi se c’è qualche scadenza impellente (tipo qualche concorso letterario), gli incontri si moltiplicano.
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Curzio Maltese intervista Tess Gallagher

24 Giugno 2008 at 11:41 pm | In Interviste, Segnalazioni, scrittori | 2 Comments
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Su “La Repubblica” del 21 giugno ho trovato una interessantissima chiacchierata tra Curzio Maltese e Tess Gallagher su Raymond Carver. Ve ne riporto un estratto:

«Sono convinta che i racconti di Carver abbiano in qualche modo prefigurato la fase che stiamo attraversando in questo momento - ora il ceto medio sta scivolando in una posizione subalterna, al punto che neanche due stipendi bastano a mantenere una famiglia. Nel pieno periodo reaganiano i suoi racconti ci trasmettevano questo messaggio: mica tutti se la passano bene. Il sogno americano sta fallendo. Oggi le dimensioni di quel fallimento sono molto più evidenti. La gente fatica a sostenersi con i prezzi di cibo e benzina. In genere, la natura marginale del vivere in circostanze difficili ci fa misurare la nostra vita e riflettere sui motivi del divario fra quelli che hanno più che a sufficienza e quelli che, pur lavorando sodo, non riescono ancora a permettersi cose fondamentali come cure mediche adeguate. Negli anni Ottanta, tutto questo era ancora in ombra, ora l’ ombra è diventata realtà. Lui si è occupato di gente che viveva sulla propria pelle lacerazioni fondamentali del tessuto sociale, come disoccupazione, alcoolismo, divorzio, debiti, tradimenti, la mancanza di un tetto e vari tipi di abbandono, la sua opera travalica culture, tempo e spazio». «Prendi qualcosa dalla vita di tutti i giorni, senza trama e senza finale». Così Anton Cechov descriveva l’ arte del racconto. Carver è stato l’ ultimo grande maestro di questo genere. Negli ultimi vent’ anni, in Europa come in America, le raccolte di racconti non trovano più molto pubblico e spesso neanche editori. Viviamo una specie di dittatura del romanzo. La trama, l’ intreccio, i colpi di scena, per quanto banali, insomma i trucchi del mestiere sembrano più importanti della capacità di creare emozioni con la scrittura. È come se il filone si fosse esaurito. «Credo e spero che si tratti di un ciclo. Quando Ray era vivo in effetti era molto facile pubblicare una raccolta di racconti e non si era neanche costretti a promettere di scrivere prima o poi un romanzo. Oggi è diverso. Continuano certo a uscire bei racconti, come quelli di Haruki Murakami o di William Trevor, che potrei leggere e rileggere in continuazione. Di recente ho aiutato a raccogliere e a pubblicare, prima a Belfast e poi negli Stati Uniti, un libretto di storie irlandesi di Josie Gray, che mi piacerebbe veder tradotte in italiano. Alla fine penso che non sarà il mercato a determinare se i racconti verranno scritti o meno. Il racconto è una forma così vibrante e necessaria, vicina alla poesia, che non si smetterà mai di scriverne. Fra l’ altro, nello scrivere racconti non si possono fare tanti errori quanti se ne possono fare nei romanzi, perciò gli scrittori migliori vorranno sempre usare questa forma».

Se siete curiosi di leggere l’intera chiacchierate cliccate qui.

Intervista a Marco Candida

23 Giugno 2008 at 12:39 am | In Interviste, scrittori | 7 Comments
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Nuovo appuntamento che le interviste di DPB. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande Marco Candida.

Ciao Marco, grazie di avere accettato il mio invito. Domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”; a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Ho cominciato a dodici anni con una Lettera 22. In classe a noi alunni facevano scrivere fiabe e racconti e spesso le fiabe e i racconti che scrivevo io venivano letti e apprezzati. Questo mi ha spinto a incominciare. Da allora ho scritto molto. Non ho mai scritto tanto per scrivere, però. Ho sempre cercato di scrivere storie: romanzi o racconti.

Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Tu quale metodo usi?

Non ho un metodo. Ho una quantità. Se non scrivo almeno quattro o cinque pagine al giorno – e queste pagine devono essere ben rifinite – allora giudico la mia giornata poco produttiva.

Che cosa significa per te scrivere?

C’è un lato prettamente personale e un lato titanico. Il lato personale è: scrivere certifica la mia esistenza. Scrivere mi dà la possibilità di illudermi che quello che faccio, anche quando non sembra possedere un senso immediato, può essere utile alle mie storie, ai miei pensieri, alla mia scrittura. Il lato titanico è: scrivere può rendermi utile agli altri.
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Intervista a Carlo Santulli: “Ghigo e gli altri”

17 Giugno 2008 at 10:37 am | In Interviste, scrittori | 7 Comments
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Intervista a cura di Luigi Milani (gennaio 2008 )

Carlo Santulli, scrittore, critico, professore associato, a contratto, presso la facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza e colonna portante della rivista letteraria Progetto Babele, ha dato alle stampe la sua prima raccolta, Ghigo e gli altri, che contiene nove racconti e un romanzo breve. Che dire, se non che ne raccomando vivamente l’acquisto a chiunque ami leggere delle pagine di vera letteratura?

Ghigo e gli altri è un libro composito, nel senso che contiene due romanzi, uno più lungo, L’amore nella città sommersa, uno più breve, B.A., e una serie di racconti. Accostamenti anticonformisti, caro Carlo…

È che a me i libri compositi piacciono, agli editori ultimamente no. E sono arrivato a un punto nella vita, che vorrei fare quel che mi pare. Va notato che all’uopo avrei bisogno di un po’ di soldi, per un certo tempo ho inviato W, A o SI’ ad un noto concorso per SMS, poi ho iniziato a sentirmi scemo, anche perché un’amica mi ha chiesto cosa succede se invece invii NO. E non mi andava di sprecare un euro per provare…
A parte gli scherzi, non l’ho fatto per anticonformismo, che è una dizione che non mi appartiene, semplicemente mi è venuto fuori così, composito: era la sua natura. Poi, può darsi che la “compositezza” stia tornando in voga. Abbiamo già la Carcasi che scrive davanti una cosa e di dietro un’altra. Lo facevo anch’io sui quaderni di scuola, quando si riempivano a rilento, una materia da nord a sud ed una da sud a nord, ma non ho fatto tendenza (purtroppo): mia figlia vuole un quaderno per materia, e tutti con Winx, Bratz, ecc. Mia mamma di solito me li comprava monocolori, come i governi di transizione dell’epoca, e a me stavano bene (alcuni li ho ancora).
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Intervista a Mara Venuto

10 Giugno 2008 at 11:27 pm | In Interviste, Scrittrici | 2 Comments
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A cura di Giuseppe Iannozzi

Mara Venuto - foto per gentile concessione - [ c ] tutti i diritti riservati

1. Di te si sa poco o niente: chi è Mara Venuto, forse solo l’autrice di “Leggimi nei pensieri” edito da Cicorivolta edizioni? Racconta qualche cosa di te.

La premessa è che non amo molto parlare di me. Infatti, nella vita, essenzialmente ascolto. Ho fatto studi sociali e mi occupo di counseling: la mia è stata una scelta naturale, compiuta, tuttavia, dopo un percorso di auto-esplorazione durato qualche anno. Ho sempre amato ascoltare, le persone mi interessano profondamente, mi nutro di storie. Solo di recente mi sono avvicinata anche al mondo dell’informazione, a seguito della mia partecipazione, via webcam, al format di Maurizio Costanzo “Stella”, in onda sul satellite e in streaming: un’esperienza voluta, che mi ha messa alla prova sotto molteplici aspetti, facendomi crescere molto. Nella vita privata sono una persona serena, vivo un amore molto forte da alcuni anni, ho una sorella gemella artista e una famiglia presente.

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Intervista a Danilo Arona

5 Giugno 2008 at 11:58 pm | In Interviste, scrittori | 5 Comments
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Secondo appuntamento con le interviste di D.P.B.. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande Danilo Arona, reduce dai successi del suo ultimo romanzo “Santanta” e dalla recente uscita, il 2 giugno, del Segretissimo MondadoriLa croce sulle labbra“.

Ciao Danilo, grazie di avere accettato il mio invito. Domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”: a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Al 1973. Collaboravo, battendo a macchina su una Olivetti Lettera 22, a una Fanzine che si stampava a Preganziol in provincia di Treviso, diretta da un amico indomito di nome Piero Giorgi. Il giornale si chiamava “Kronos” ed era un trimestrale di Fantascienza, che per l’epoca si presentava ricco e assai ben curato (per quel che ricordo, non ci ho mai trovato un refuso…). Io là sopra ci scrivevo di cinema, ma a Giorgi mi proposi anche come scrittore di short story, già allora prettamente horror: “Il pozzo”, “Quando sussurrano le ombre”, “Il giorno dei cristalli”, “Le macchie sul muro“… Non stupirtene, ma è tutta roba che non escludo di andare a riprendere e riscrivere. Perché in quei racconti (ma “Le macchie sul muro” è un vero e proprio romanzo pubblicato a puntate che parlava di un blob lovecraftiano che invadeva la Gran Bretagna…) ci sono ancora oggi spunti e idee fenomenali, non tanto perché di mia pertinenza, ma perché scaturivano dall’entusiasmo di un ventitreenne senza freni né malizie. Quando si dice “peccati di gioventù”, quasi sempre non si è del tutto sinceri… In quei “peccati” spesso, se cerchi bene, ci trovi il meglio di una persona. O di uno scrittore.
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Intervista a Fabio Geda

28 Maggio 2008 at 4:07 pm | In Interviste, scrittori | 15 Comments
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Inauguro oggi l’angolo delle interviste a scrittori e poeti italiani. Il primo ad avere accettato il mio invito è Fabio Geda, autore di “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani“.

Ciao Fabio, grazie di avere accettato il mio invito. Dato che il Blog si chiama “Dalle prime battute” ci dici a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Vediamo. Se intendi quando ho cominciato a scrivere ricordo di aver scritto la prima volta qualcosa di compiuto intorno ai quattordici anni: un raccontino per il giornale della scuola – se non sbaglio parlava di un bambino che ha un ospite inatteso e sgradito nascosto nel suo armadio, credo fosse il mio “periodo Stephen King” quello. Se, invece, stai pensando alla pubblicazione, be’, il mio primo romanzo “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” è stato pubblicato ad aprile del 2007, edito dalla Instar, una splendida casa editrice torinese. Prima non avevo mai pubblicato nulla, nemmeno racconti su qualche rivista letteraria, o on-line.

Sei laureato in scienze della comunicazione indirizzo marketing e lavori come educatore per i servizi sociali del Comune di Torino. Come riesci a dividerti tra lavoro e scrittura?

Anche qui, due possibili risposte. Dal punto di vista del tempo la questione è semplice: come educatore lavoro soprattutto il pomeriggio, e la sera. Alla scrittura, quindi, dedico il mattino. Ma l’atto in sé e per sé dello scrivere, del battere le dita sui tasti, è solo la punta dell’iceberg. L’enorme massa di ghiaccio sommerso è fatta di riflessioni, contaminazioni, osservazione del mondo, chiacchiere con la gente, e tutto questo non si divide dal mio lavoro, anzi, si integra perfettamente.

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GraphoMania intervista “Dalle prime battute”

15 Maggio 2008 at 4:37 pm | In Interviste, Segnalazioni | 7 Comments
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Se pensavate, come me, che solo VIP, tronisti, veline, vallette, ergastolani e presidenti potessero essere intervistati, beh allora ricredetevi. E andate a leggere questa intervista, con tanto di fotografia, rilasciata dalla curatrice di questo Blog.

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