Il congiuntivo?
17 Maggio 2008 at 4:21 pm | In Linguistica | 3 CommentsTags: Congiuntivo, Emanuela Audisio, Oscar Pistorius, Repubblica

Sulla prima pagina di Repubblica di oggi c’è un’articolo che parla di Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano che corre grazie a due protesi artificiali. Sì, direte voi, conosciamo la storia travagliata di Oscar, ma cosa c’entra con il congiuntivo?
L’articolo in prima pagina, ribadisco la collocazione, a firma Emanuela Audisio così recita:
“Non ci sono prove evidenti che le protesi artificiali, usate anche da altri, gli danno vantaggi.”
Non aggiungo altro.
La punteggiatura secondo l’Accademia della Crusca
24 Aprile 2008 at 12:12 am | In Linguistica, Segnalazioni, lezioni di scrittura | 1 CommentTags: Accademia della Crusca, Giacomo Leopardi, Pietro Giordani, punteggiatura, segni di interpunzione
“Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l’avarizia de’ segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt’un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura”. Questo è quanto scriveva Giacomo Leopardi nel 1820 a Pietro Giordani, ed è anche la degna conclusione di un ricco intervento dell’Accademia della Crusca in risposta alle ricorrenti domande sulla punteggiatura e il suo utilizzo.
Se volete conoscere il parere degli esperti andate qui.
Non uccidete l’eleganza del punto e virgola
8 Aprile 2008 at 12:35 am | In Linguistica | 6 CommentsTags: Bartezzaghi, chat, Gadda, La Repubblica, Leopardi, Manzoni, Pietro Citati, punteggiatura, punto e virgola, sms, sotto-italiano

Questo è il titolo dell’articolo apparso oggi su “La Repubblica”, firmato niente meno che da Piero Citati. Sembra proprio che il “punto e virgola” vada di moda in questi giorni.
Scrive Citati:
“Una lingua deve la propria eleganza alla ricchezza dei suoi strumenti espressivi. [...] Nessuno è inutile, perché essi segnano pause più o meno profonde, e danno ritmi diversi alla prosa. Se perdiamo la ricchezza della lingua, diventiamo incapaci di pensare, o di elaborare i nostri pensieri.”
L’autore fa poi un paragone tra la lingua dell’ottocento/inizio novecento e quella di oggi:
“Lo scrittore italiano del 1825 o del 1900 o del 1935 combatteva contro una lingua rigida, quasi cadaverica. Oppure, la vera lingua italiana stava nascosta nel suo corpo apparente, e il romanziere e il poeta dovevano riscoprirla e reinventarla, ogni volta che componevano un libro. Così fecero Manzoni, Leopardi e Gadda. Negli ultimi cinquant´anni, l´italiano scritto è diventato una lingua moderna. [...] La lingua italiana è agile, flessibile, ondulata, melodica, colorita: ma, appena lo vogliamo, può diventare un grandioso strumento intellettuale, con una dignità , un´autorità e una solennità che ci ricordano il suo vecchio sangue latino.”
Sostiene poi l’esistenza di un sotto-italiano:
“Il sotto-italiano appartiene agli avvocati e ai magistrati; e accumula periodi immensi, gonfi, bolsi e confusi. Frasi di venti righe possono essere tradotte in tre righe. D´altra parte, il sotto-italiano è quello dei ragazzi che usano il computer e parlano ai telefoni cellulari: un borborigma inesistente, che conosce duecento vocaboli, tutti ripetutissimi e meccanici. Qualche volta, queste due lingue si confondono, e il ragazzo parla come l´avvocato, e l´avvocato come il ragazzo. L´effetto è comicissimo.”
Personalmente non penso che il computer contribuisca al sotto-italiano dei ragazzi. Non c’è nessuna limitazione nello scrivere con il computer, sempre che Citati non si riferisca al linguaggio utilizzato nelle chat; stretto parente del linguaggio da SMS.
La chiusa dell’artico “Credo che Stefano Bartezzaghi riuscirebbe facilmente a parodiarlo.” resta per me un enigma. Secondo voi è una sfida lanciata a Bartezzaghi oppure è una nota polemica?
Addio al punto e virgola
5 Aprile 2008 at 11:29 pm | In Linguistica | 17 CommentsTags: due punti, La Repubblica, punteggiatura, punto, punto e virgola, segni di interpunzione, Stefano Bartezzaghi, virgola

Questo è il titolo di un interessante e ironico articolo apparso su “La Repubblica” di oggi, firmato da Stefano Bartezzaghi.
Il noto enigmista, scrittore e ludolinguista italiano prende spunto dalla notizia (un pesce d’aprile) secondo la quale Nicolas Sarkozy sarebbe intervenuto a difesa del declino del punto e virgola, per tracciare una sorta di resoconto sull’uso dei principali segni di interpunzione.
“La trinità interpuntiva - punto, virgola, due punti - svolge gran parte del lavoro, e in modo (solo apparentemente) univoco. Il punto interrogativo è necessario, il punto esclamativo non è più considerato bello scrivere.”
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